Comune di Forno di Zoldo


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I tabià di Forno di Zoldo

Gli edifici adibiti a stalla e fienile, o tabià, come vengono chiamati in dialetto, sono l’elemento che più caratterizza l’architettura della valle, e oggi che agricoltura e pastorizia sono scomparse, hanno trovato una nuova destinazione d’uso: ristrutturati, rispettando l’aspetto esteriore, sono diventati prestigiose dimore. Gli esempi più antichi di tabià risalgono alla seconda metà del 1600; si tratta di costruzioni realizzate in legno su un basamento in pietra, con il sistema a blockbau (tronchi sovrapposti incastrati), e standerbau (tronchi portanti verticali e di sostegno orizzontali). Il tetto, a due spioventi, era coperto di scandole.

Nel XIII-XIV secolo abitazione e rustico erano una struttura unica, come dimostrano i rari esempi rimasti.

L'edificio, in muratura al piano terreno e in legno al piano superiore, sul fronte rivolto a sud ospitava l’abitazione (la cucina e la stua), e i locali per la lavorazione del latte; sopra si trovavano le camere da letto, che si raggiungevano attraverso una scala esterna. Sul retro dell'edificio si trovavano le stalle e sopra di esse il fienile. Il tutto era collegato da corridoi e scale interne, in modo da consentire la cura degli animali senza dover uscire all’aperto in caso di maltempo, o dover spalare la neve dopo abbondanti nevicate. Solo a partire dal XVI secolo, per evitare il pericolo che gli incendi si propagassero all'abitazione, questa venne separata dal rustico.